Composizione negoziata della crisi: più istanze e nuovi paletti sulle misure protettive
La composizione negoziata della crisi d’impresa si conferma in crescita: lo dicono i dati Unioncamere e lo conferma una giurisprudenza sempre più precisa sui limiti di utilizzo. Chi valuta questo strumento deve sapere cosa è cambiato — e soprattutto cosa il tribunale non concede più.
In questo articolo: a chi si rivolge la procedura · come funziona · la pronuncia chiave del Tribunale di Milano del 14 dicembre 2025 · cosa fare prima di presentare istanza.
Cos’è la composizione negoziata e chi può accedervi
La composizione negoziata della crisi d’impresa è disciplinata dal Titolo II del D.Lgs. 14/2019 (Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza). Si rivolge all’imprenditore commerciale e agricolo che si trova in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario tali da rendere probabile la crisi o l’insolvenza (art. 12, co. 1, D.Lgs. 14/2019).
Non è necessario che l’insolvenza si sia già manifestata: al contrario, la procedura nasce per intervenire in fase precoce, quando esistono ancora margini concreti di risanamento.
L’accesso avviene tramite istanza presentata sulla piattaforma telematica delle Camere di Commercio.https://composizionenegoziata.camcom.it/public/#/home. Viene nominato un esperto indipendente che affianca l’imprenditore nelle trattative con i creditori, con l’obiettivo di individuare una soluzione che consenta la continuità aziendale. La procedura è volontaria e riservata.
I dati Unioncamere: il ricorso alla procedura è in costante aumento
L’ottava edizione del rapporto Unioncamere https://www.unioncamere.gov.it/sites/default/files/articoli/2025-11/Rapporto_semestrale_%20VIII%20edizione_novembre%202025.pdf sulla composizione negoziata conferma un trend positivo: le istanze presentate dagli imprenditori italiani sono in crescita significativa. Il dato segnala che il tessuto imprenditoriale sta acquisendo gradualmente consapevolezza delle opportunità offerte dalla procedura.
Questo è incoraggiante. Ma impone una riflessione: accedere senza un’adeguata preparazione — documentale, contabile e strategica — può rivelarsi controproducente.
La pronuncia del Tribunale di Milano del 14 dicembre 2025: le misure protettive non sono uno scudo generico
Uno degli aspetti più delicati della composizione negoziata riguarda le misure protettive e cautelari che l’imprenditore può chiedere al tribunale per sospendere, durante le trattative, le azioni esecutive dei creditori.
Con la pronuncia del 14 dicembre 2025, il Tribunale di Milano ha fissato un principio di grande rilevanza pratica: la conferma delle misure protettive presuppone l’esistenza di un concreto, serio e attendibile progetto di risanamento. In assenza di tale progetto, le misure non possono essere concesse se risultano funzionali non al superamento della crisi, ma alla mera liquidazione atomistica del patrimonio.
Il tribunale ha ribadito che la composizione negoziata nasce per mediare interessi e stimolare il risanamento dell’attività economica — non per congelare le posizioni dei creditori a vantaggio di chi non ha un piano credibile. Chi vi accede con finalità meramente dilatorie o liquidatorie rischia il diniego delle misure richieste.
Cosa significa in pratica per l’imprenditore
La pronuncia milanese consolida un orientamento già presente in altri tribunali di merito: prima di depositare l’istanza, l’imprenditore deve avere già sviluppato — o essere in grado di sviluppare rapidamente — un piano di risanamento credibile. Non basta dimostrare di essere in difficoltà. Occorre dimostrare che esiste una strada percorribile.
Sul piano operativo, questo si traduce in tre attività prioritarie.
1. Test pratico di raggiungibilità del risanamento
La piattaforma camerale mette a disposizione un apposito test che consente di valutare, in forma preliminare, se le condizioni finanziarie dell’impresa sono compatibili con un percorso di risanamento. È il punto di partenza obbligato.
2. Piano di risanamento documentato
Prima ancora di presentare istanza, è necessario disporre di un documento che illustri le azioni di risanamento previste, i tempi di esecuzione e gli effetti attesi sui flussi di cassa. Non si tratta di un business plan elaborato: ma deve essere serio, coerente e supportato dai dati contabili.
3. Supporto professionale specializzato
La composizione negoziata coinvolge profili giuridici, contabili e negoziali complessi. L’affiancamento di un professionista esperto in crisi d’impresa — fin dalla fase diagnostica — riduce il rischio di accessi improvvisati e aumenta le probabilità di successo della procedura.
Conclusione: uno strumento valido, ma da usare con preparazione
La composizione negoziata resta oggi il presidio più efficace per affrontare la crisi d’impresa in modo ordinato, preservare il valore dell’azienda e tutelare i posti di lavoro. Ma la sua efficacia dipende interamente dalla qualità della preparazione con cui vi si accede.
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