Regime forfettario nel mirino della Commissione Europea: cosa dice il Country Report Italia 2026
La Commissione Europea torna a puntare il dito contro il sistema fiscale agevolato per partite IVA e microimprese. Nel Rapporto Paese sull’Italia pubblicato il 3 giugno 2026, Bruxelles mette nero su bianco una serie di critiche che chi lavora in proprio non può ignorare. Questo articolo analizza le tre censure principali, il contesto normativo più ampio e le implicazioni concrete per chi è in regime forfettario.
Indice: Il contesto • Le tre censure • Il quadro macroeconomico • E in Italia? • Cosa significa
Il contesto: un fisco “non amico della crescita”
Il Country Report Italia 2026 — il documento con cui la Commissione Europea analizza la situazione economica e sociale dell’Italia nell’ambito del Semestre Europeo — dedica ampio spazio alla riforma del sistema fiscale italiano. Il giudizio complessivo è severo: l’Italia ha margini significativi per rendere il proprio fisco più equo, più semplice e più favorevole alla crescita.
E il regime forfettario è esplicitamente indicato come uno dei problemi da risolvere. Non si tratta di una critica generica, ma di un’analisi strutturata fondata su evidenze empiriche e confronti con altre economie europee. La Commissione sottolinea come le agevolazioni fiscali temporanee e i regimi speciali, per quanto intesi a favorire l’occupazione autonoma, finiscono per indebolire la progressività del sistema e creare disincentivi alla crescita imprenditoriale.
Le tre censure principali al regime forfettario
1. Frena la crescita delle microimprese
La critica più diretta si trova nella sezione “Businesses’ growth and research & innovation” del report, dedicata alla competitività delle imprese italiane. Secondo la Commissione, l’aliquota agevolata al 15% per i contribuenti con ricavi o compensi sotto gli 85.000 euro “crea un disincentivo fiscale per le microimprese a fondersi o espandersi”.
In sostanza, molti titolari di partita IVA preferiscono restare sotto la soglia — rinunciando a crescere — piuttosto che perdere il vantaggio fiscale e transitare verso il regime ordinario con aliquote IRPEF ben più pesanti (dal 23% al 43% a scaglioni). Questo meccanismo, secondo Bruxelles, contribuisce alla frammentazione del tessuto imprenditoriale italiano e alla stagnazione della produttività.
2. Erode la base imponibile e riduce il gettito
Nella sezione sul sistema fiscale — intitolata “A more efficient, fair and growth-friendly tax system” — il report inserisce il forfettario (e più in generale i “regimi speciali per i lavoratori autonomi”) nell’elenco delle cause che rendono il sistema fiscale italiano complesso e inefficiente. L’uso crescente di forme di tassazione piatta e temporanea, si legge nel documento, “indebolisce la progressività [del sistema fiscale] ed erode la base imponibile, con conseguenti significative perdite di gettito”.
In parole semplici: meno contribuenti pagano secondo le aliquote progressive IRPEF, meno risorse arrivano allo Stato. Le tax expenditures (spese fiscali) connesse al forfettario rappresentano una delle voci più importanti nella valutazione europea della sostenibilità fiscale italiana.
3. Ostacola il ricambio e l’aggregazione imprenditoriale
Sempre nella sezione sull’innovazione e il contesto imprenditoriale, in combinazione con il trattamento fiscale favorevole alle imprese familiari ereditate, il regime forfettario contribuirebbe a scoraggiare l’aggregazione tra imprese e il passaggio di gestione a manager esterni. La Commissione — citando anche un rapporto OCSE del 2026 — sottolinea come in Italia le imprese a conduzione familiare rappresentino l’83% delle microimprese e una quota rilevante delle aziende più grandi, con effetti negativi su innovazione e produttività.
Il regime forfettario, favorendo la continuità nella piccola dimensione e scoraggiando l’evoluzione verso strutture più complesse, non aiuterebbe il sistema a evolversi verso modelli di governance più moderni ed efficienti.
Il quadro più ampio: la pressione per una riforma fiscale strutturale
Le critiche al forfettario si inseriscono nella valutazione macroeconomica complessiva del Paese. Bruxelles chiede all’Italia di agire su diversi fronti contemporaneamente:
- Spostare parte del carico fiscale dal lavoro ad altre basi imponibili (patrimonio, rendite, proprietà immobiliari)
- Ridurre le spese fiscali (tax expenditures), compresi i regimi agevolati sull’IVA
- Combattere l’evasione fiscale, ancora molto elevata soprattutto tra i lavoratori autonomi e sull’IVA
- Eliminare le misure assimilabili a condoni fiscali, ritenute controproducenti per il voluntary compliance
L’obiettivo esplicito è una riduzione delle tax expenditures complessive di circa 7,5 miliardi di euro entro il 2028, già incluso nel Piano Strutturale di Bilancio italiano presentato a Bruxelles.
E in Italia? La posizione del governo e le dichiarazioni ufficiali
Al momento, il governo italiano non ha commentato ufficialmente le critiche al regime forfettario, e il dato è significativo. Benché il Country Report sia un documento UE rivolto a tutta Europa, il tono delle critiche specifiche all’Italia è più incisivo rispetto agli anni precedenti, segnalando una crescente preoccupazione di Bruxelles sulla sostenibilità fiscale italiana. Il debito pubblico italiano è risaputo essere un boccone prelibato per il basso rischio e gli elevati rendimenti garantiti da patrimonio e risparmi.
Tuttavia, il regime forfettario rimane uno strumento politicamente sensibile in Italia: tocca una base elettorale ampia (partite IVA, professionisti, microimprenditori) e qualsiasi proposta di modifica comporterebbe resistenze significative. Per questo motivo, una riforma strutturale del forfettario non è imminente, ma è verosimile che nei prossimi cicli di bilancio si valutino modifiche graduali: un aumento progressivo della soglia di accesso, una revisione al rialzo dell’aliquota, oppure una ridefinizione dei criteri di calcolo del reddito imponibile.
L’Italia dispone di una certa discrezionalità nella tempistica e nei dettagli, ma il vincolo europeo è chiaro: le tax expenditures connesse ai regimi agevolati dovranno essere ridotte in modo significativo.
Cosa significa per chi è in regime forfettario
Al momento, il regime forfettario è legge dello Stato italiano e non è in discussione una sua imminente abolizione. Tuttavia, il pressing europeo è costante e le prossime manovre finanziarie dovranno fare i conti anche con questi rilievi.
Non è escluso che, nel medio termine (prossimi 18-24 mesi), si valutino modifiche significative alla soglia di accesso, all’aliquota o alle modalità di calcolo del reddito imponibile. Chi oggi lavora sotto il forfettario farebbe bene a:
- Monitorare l’evoluzione normativa con attenzione ai prossimi decreti attuativi e manovre di bilancio
- Valutare insieme al proprio consulente fiscale se la struttura attuale della propria attività è davvero quella più adatta ai propri obiettivi di crescita, al di là del solo vantaggio fiscale immediato
- Considerare scenari alternativi: pianificare cosa accadrebbe in caso di passaggio al regime ordinario o a un ibrido (ad es. forfettario con integrazione del reddito)
- Documentare i costi della propria attività in modo ordinato, per non trovarsi impreparati nel caso di una futura transizione
La lezione del Country Report è chiara: non è sufficiente scegliere il regime fiscale più vantaggioso dal punto di vista immediato. È necessario pianificare la struttura della propria attività in modo consapevole e proattivo, anticipando i cambiamenti normativi.

Hai dubbi sulla tua posizione fiscale?
Il Country Report della Commissione Europea non è solo un documento per addetti ai lavori: è un segnale chiaro su dove il sistema fiscale italiano dovrà evolvere nei prossimi anni. Se sei in regime forfettario — che tu sia un professionista, un microimprenditore o un lavoratore autonomo — è il momento di fare il punto sulla tua situazione con l’aiuto di un consulente competente.
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Fonte: Commissione Europea, Country Report Italy 2026, pubblicato il 3 giugno 2026. Accedi al documento completo
Articolo aggiornato: Giugno 2026 | Categoria: Fiscalità | Parole chiave: regime forfettario, Country Report, Commissione Europea, tax expenditures, microimprese