TARI: Perché paghiamo sempre di più per un servizio peggiore? La verità sul “costo del capitale”
L imposta locale che divide.
Si sente un gran parlare di TARI ed imposte sul servizio della nettezza urbana. L’ opposizione come di consueto scalpita sventolando lo spettro di inattesi aumenti associati a cattive gestioni e scarsi controlli sul contenimento dei costi. La città è sporca il sevizio di raccolta arranca soprattutto nelle zone più lontane dal centro ed il costo dell inefficienza viene riversato sui cittadini che ogni anno sono chiamati a pagare un prezzo più alto per un servizio più scadente.
Una tariffa sempre in crescita che pesa su famiglie e imprese.
Ma ci siamo mai chiesti come come si costruisce la tariffa e come viene composto il costo della tari? Basterebbe porsi questa semplice domanda e andare a leggere tra i documenti dell autorità d’ambito ATO e del regolatore ARERA per capire che l’aumento strutturale del costo è insito in un sistema distorto che trasforma il servizio di raccolta e smaltimento in un affare multimilionario prossimo allo sbarco in borsa. da cultore della materia tributaria e da ex amministratore pubblico mi sono interrogato più volte sul perché, nonostante i costi che incidono sulla funzione di isoricavo diminuissero, la tariffa approvata dal regolatore aumentasse
Sbirciando un po’ mi sono imbattuto nell allora MTR-2 ad oggi MTR-3. Acronimo di metodo tariffario rifiuti MTR e’una lunga quanto banale formula che confonde a prima vista gli occhi del lettore portandolo ad abbandonare ancor prima di aver compreso. La formula è ben nota agli operatori del servizio rifiuti ed ambiente dei comuni i quali ogni anno devono fare peripezie per contenere gli aumenti che preoccupano politici, famiglie ed imprese. La tariffa si compone di una componente fissa ed una variabile data dai costi che i Comuni sostengono annualmente per il servizio di raccolta spazzamento e smaltimento) appostando nei rispettivi bilanci previsionali. Sommando le due componenti è facile calcolare il Costo complessivo che deve essere suddiviso tra tutti gli utenti in funzione di regole che tengono conto di superfici e numero di persone che abitano l immobile.
Il metodo tariffario ed i piani economici finanziari.
Sbirciando un po’ mi sono imbattuto nell allora MTR-2 ad oggi MTR-3. Acronimo di metodo tariffario rifiuti MTR e’una lunga quanto banale formula che confonde a prima vista gli occhi del lettore portandolo ad abbandonare ancor prima di aver compreso. La formula è ben nota agli operatori del servizio rifiuti ed ambiente dei comuni i quali ogni anno devono fare peripezie per contenere gli aumenti che preoccupano politici, famiglie ed imprese. La tariffa si compone di una componente fissa ed una variabile data dai costi fissi e variabili che i Comuni sostengono annualmente per il servizio (raccolta spazzamento e smaltimento) appostando nei rispettivi bilanci previsionali. Sommando le due componenti è facile calcolare il Costo complessivo che deve essere suddiviso tra tutti gli utenti in funzione di regole che tengono conto di superfici e numero di persone che abitano l’immobile.
I costi salgono e la tariffa aumenta: la funzione di Isoricavo.
La logica comune porta a pensare che maggiore superficie o numero di abitanti potrebbe determinare la ripartizione del costo ma non è sempre così e qui viene il bello. La formula si avvale di un principio semplice quanto contraddittorio le entrate devo essere pari ai costi operativi oltre ai costi di uso e imposte ed il costo del capitale delle società operative che gestiscono il servizio. Costo delle imposte? Sì. sì pagano all interno di un imposta altre imposte (TEFA) in palese contraddizione con il principio tributario del ne bis in idem, destinate al finanziamento delle provincie. Dal 2021 la TEFA Tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente è entrata a far parte della tariffa della TARI (o della tariffa avente natura corrispettiva), ma con una sostanziale separazione nei versamenti.
Il costo del capitale azionario ed il business dei rifiuti.
Ma cosa c’entra il costo del capitale (da non confondersi con gli interessi sui mutui già calcolati nei costi operativi) quando a gestire il servizio sono imprese a partecipazione interamente pubblica che non devono distribuire dividenti e altri soggetti? E soprattutto quanto pesa il costo del capitale nella determinazione complessiva della tariffa? Per l anno in corso il costo del capitale massimo applicabile discrezionalmente dagli enti e’ del 5,6%. Ciò vuol dire che se gli enti volessero ridurre la tariffa potrebbero disapplicare questa componente contenendone gli incrementi. Qualcuno potrà chiedersi ma perché se è così semplice pochi enti lo fanno? La risposta o meglio le risposte sono da ricercare in una pluralità di fattori che vanno dalla semplice abitudine degli amministratori o degli uffici a non evolversi o ancora peggio dalla necessità di finanziare spese extra budget o creare avanzi spendibili per altre uscite. Una cosa è certa la remunerazione di un costo figurativo, se non reinvestito nel territorio, rappresenta solo una spesa che impoverisce il territorio arricchendone altri dove il ciclo dei rifiuti sta diventando un affare da miliardi di euro.